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BOVINO Museo archeologico "Carlo Gaetano Nicastro"
     C O L L E C T I O N S     
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SEZIONE PREROMANA
FIBULA DI TIPO SICILIANO

A partire dal IX secolo a.C., cioè dalla prima età del Ferro, l'area più settentrionale della Puglia acquisisce caratteristiche proprie che contribuiscono alla definizione della cultura daunia distinguendola dalle altre della Regione, cioè la peuceta e la messapica. Fino alla fine del IV Secolo a.C. gli insediamenti sono di tipo proturbano con le abitazioni in capanne e le tombe ubicate nei loro pressi; nei siti di ampia estensione in pianura (Arpi e Salapia) o in collina ( Ordona) v'erano vasti spazi lasciati liberi per la coltivazione e l'allevamento. Caratteristico rituale di sepoltura, in tombe a fossa con la lastra di pietra di copertura con il defunto deposto costantemente rannicchiato con il capo volto a E, una grande olla ai suoi piedi e altro materiale di corredo, ceramico e metallico, la cui composizione varia per la qualità e la quantità nei diversi periodi e nelle diverse località. A partire dal IV Sec. a. C. la Daunia viene investita dal processo di ellenizzazione: gli abitanti si trasformano con impianti urbani, le tombe sono a grotticella o a camera scavate nel banco naturale, cambia il costume funerario nel quale nuove ideologie si affiancano o si sostituiscono a quelle di tradizioni più antiche. Accanto all'inumato vengono deposte così come nel periodo precedente le ceramiche usate nel rituale, ma spesso esse hanno ora solo funzione rappresentativa del potere d'acquisto del defunto e quindi del suo stato sociale; rimangono come retaggio della cultura propriamente daunia alcune forme di vasi, come l'olla, l' askòs e l'attingitoio che continuano ad essere modellati a mano, mentre la rigorosa sintassi geometrica della tradizione decorativa daunia cede spazio ai motivi vegetali della corrente ellenizzante. E' questa la Daunia sulla quale alla fine del IV Sec. a.C. si affacciano i romani, ove trovano, vicino a realtà insediative minori (Canne, Bovino, Ordona) città come Canosa, Arpi e Salapia governate da ricchi aristocratici, principes dotati di immense ricchezze. La documentazione archeologica del Museo di Bovino consente di delineare qualche tratto dell'aspetto culturale del sito in età preromana, periodo per il quale a causa della mancanza di ricerche sul terreno non sono ancora chiari il suo ruolo e le sue caratteristiche insediative e culturali; più del materiale archeologico della raccolta civica a questo proposito, sembra avere contenuto la mensione di Polibio a riguardo della seconda guerra punica quando Annibale si sarebbe accampato nei suoi pressi, racconto che lascia trapelare l'immagine di un oppidum su un'altura, in posizione naturale di difesa e a controllo della Valle del Cervaro. A parte isolata documentazione di due fibule in bronzo, una del tipo "siciliano" l'altro "ad occhiali" inquadrabili fra i secoli IX e VIII a.C. peraltro poco illuminanti ai fini di un discorso generale su questo periodo più antico, in età arcaica e tardo arcaica (VI e V Sec. a.C.) l'area rivela uniformità con i vicini siti di Ordona, Ascoli e con quelli del Melfese: fra le classi ceramiche quella a decorazione geometrica, monocroma e bicroma, pare conforme nelle morfologie e nel repertorio decorativo a quella indigena già nota, mentre la coppa "ionica" è una significativa importazione dall'area Magno Greca. Ad una struttura della quale non conosciamo la destinazione apparteneva l'antefissa fittile di tipo borbonico già nella raccolta Nicastro, mentre le altre due con testa femminile compresa in un nimbo, di tipo "etrusco-campano" non sarebbero di provenienza locale. Così anche le incertezze sulla provenienza di un frammento di stele di tipo dauno lasciano aperta la possibilità di un'estensione nell'interno di quel singolare fenomeno culturale che caratterizza fra il settimo e il sesto secolo a.C. i siti della laguna costiera ( Salapia, Cupula-Beccarini). Una ricca raccolta di ceramica a decorazione geometrica vegetale, a vernice nera, di Gnathia, a figure rosse è la testimonianza dell'ellenizzazione anche di aree come questa più interne, mentre alcuni elementi di armatura, un cinturone a cinque affibbiagli, frammenti di un altro con i ganci con coppie di figure umane e un gancio con la base a palmetta, forniscono una preziosa informazione sul costume militare che nel IV Sec. a.C. si adegua al modello più propriamente sannita. Integrano la documentazione relativa a questo periodo fuseruole e pesi da telaio fittili, armille, fibule, punte di lancia in bronzo e in ferro, punteruoli e aghi in osso, e uno stiletto in ferro con impugnatura in osso.





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