Neuschwanstein
BOVINO Museo archeologico "Carlo Gaetano Nicastro"
     C O L L E C T I O N S     
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SEZIONE ROMANA
MOSAICO

La romanizzazione della Daunia si attua con una certa gradualità: le tappe più significative sono segnate dalla deduzione della colonia latina di Lucera nel 315 o 314 a.C., agli inizi del II Sec. a.C. dalla fondazione della colonia romana di Siponto nel territorio sito ad allora posseduto dalla città di Arpi e infine dalla municipalizzazione di alcune città che nel corso del primo secolo a.C. si adeguano alle forme amministrative eurbane di Roma. In questo arco di tempo e nel periodo successivo il territorio conosce profonde trasformazioni passando dalla grande proprietà a coltivazione cerealicola della prima età ellenistica alla piccola proprietà conforme di produzione legate alle culture specializzate della vite e dell'olio, sino a giungere al sistema latifondistico di piena età imperiale. Alla fondazione delle colonie o a precise disposizioni legislative si lega l'assegnazione di terreni (Centuriazione) a Lucera, Ascoli, Troia e anche a Bovino, qui in un periodo non precisabile sulla base delle sole fonti letterarie di cui attualmente si dispone, nel corso del secondo- primo secolo a.C.. Della città di Bovino in età Romana ancora poco si conosce così come dell'organizzazione del suo territorio; diversamente chiamata nei testi antichi, Vibonium, Vibinum o Vibarna, le informazioni in merito derivano soprattutto dalle emergenze murarie per la maggior parte riferibili alla sistemazione urbana dell'insediamento nel primo secolo a.C. . La città romana, forse colonia, iscritta alla tribù Galeria, si articolava all'interno di una cinta muraria in opus quasi reticulatum intervallata da torri circolari e sul suo impianto poi si è sviluppato il centro di età Medievale. Alle mura è coevo l'acquedotto del quale si conservano parti di opus incertum del tratto aereo del tracciato di una zona extra urbana che nel toponimo "Mura delle acque" conserva il ricordo di questo suggestivo monumento. Poche testimonianze dirette o solo notizie si riferiscono all'area urbana ma sono indizi comunque sufficienti per valutare l'interesse e la portata di documentazione che avrebbero uno scavo archeologico nella città. Impianti termali sono da ricercarsi in via Alfieri, mentre un complesso sistema di ambienti in laterizio coperto da volti a botte corre sotto l'area prossima alla Cattedrale; un'epigrafe, oggi murata in corso Vittorio Emanuele, menzionante la costruzione di un balteo da parte di due rappresentanti della famiglia degli Allieni suggerisce l'esistenza di un'anfiteatro o di un teatro. Della decorazione architettonica e scultorea della città in età romana conosciamo ancora poco, tranne scarse testimonianze ( capitelli, frammenti di cornici, fusti di colonne), anche se generiche mensioni in testi di storiografi locali del Settecento e dell'Ottocento, consentono di avere un'idea della potenzialità della documentazione. Il ricordo di una statua di Marsia è contenuto in una epigrafe datata fra la fine dell'età tardo repubblicana e gli inizi dell'età imperiale e alla decorazione di un edificio pubblico doveva appartenere il frammento di pluteo marmoreo decorato con una figura femminile stante con cornucopia. Importante poi era ai fini della ricostruzione storica è la documentazione epigrafica in parte conservata nel Museo di Bovino che ricorda le magistrature e i sacerdozi locali, duoviri e duoviri quinquennalis nel primo caso, augustales nel secondo. Dunque la raccolta archeologica del museo costituisce la base per affrontare una lettura preliminare della storia della città in età romana. A parte la significativa raccolta epigrafica alla quale si legano come s'è visto molte possibilità di comprensione della città antica , vi sono altre significative testimonianze della cultura materiale riferibile sia all'area urbana sia al territorio: ceramica sigillata chiara liscia e decorata, lucerne di varia tipologia ed epoca, unguentari, vetri, capitelli, tubature in terracotta, frammenti di mosaici, oltre alle macine di pietra lavica ed ai numerosi attrezzi agricoli in ferro, quali asce e falce, da alcune delle numerose ville (Casale, Casalene, San Lorenzo) distribuite in età romana presso la valle del Cervaro.





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