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BOVINO Museo archeologico "Carlo Gaetano Nicastro"
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CHIESA DEL CARMINE
RISTRUTTURAZIONE 2006 (5^ PARTE)

delle pareti di irrigidimento. Esso è rinvenibile in molte tipologie edilizie povere sia di Bovino che dell’area dauno-irpina dalla seconda metà dell’ottocento al primo ventennio del 1900 ed era spesso utilizzato anche per le murature portanti. Il comportamento strutturale della cupola, data la sua geometria piuttosto schiacciata, risulta caratterizzato solo da tensioni di compressione sia nei meridiani (che tendono a spostarsi verso l’interno) sia nei paralleli. Il sistema di comportamento a membrana è stato però turbato dal collegamento dell’estradosso e della lanterna della cupola alla copertura ed alla muratura del tiburio. Erano presenti infatti catene in ferro ed in legno ad andamento inclinato agganciate ai muri perimetrali e tangenti alla cupola che la comprimevano e trasferivano ad essa sia i carichi della copertura sia gli effetti pericolosi di traslazioni orizzontali della muratura esterna per cause di sisma, facendo insorgere tensioni di flessione. Questo sistema strutturale, nato per realizzare una sorta di triangolo di contenimento della spinta della cupola, è stato reso inefficace dall’estrema deformabilità della copertura realizzata con travi in legno di sezione assolutamente insufficiente a sostenere i carichi per cui l’eccessiva inflessione deviata di queste travi ha comportato lo spostamento dei puntoni, ad esse collegati, verso i muri perimetrali ed allo spanciamento della muratura verso l’esterno con conseguente compressione della cupola. Il fenomeno è stato particolarmente evidente quando sono state segate le tavole in legno inchiodate sulle travi portanti che, così liberate dal vincolo, hanno cominciato a vibrare vistosamente come la corda di un arco. I carichi asimmetrici e concentrati così indotti, uniti alle notevoli variazioni di temperatura del sottotetto rispetto all’interno della chiesa, hanno provocato lesioni significative lungo alcuni meridiani della cupola. Il volume della cupola è chiuso da quattro pareti in mattoni pieni di circa 45 cm. di spessore che sostiene un tetto in legno. Sul lato verso il cortile una di queste pareti risulta realizzata in due tempi successivi, fatto dovuto o ad un errore esecutivo o, più probabilmente, alla scelta in corso d’opera di realizzare una lanterna sull’oculo della cupola che, aumentando l’altezza in chiave della cupola, ha comportato l’innalzamento del tetto di circa un metro. Dall’esame di queste strutture murarie e della copertura nella sua configurazione prima dell’intervento di restauro non è certo che l’opera di realizzazione del tiburio e della copertura sia coeva alla costruzione della cupola. Bovino, 3 maggio 2006 Elmerino Ranieri





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